Attenzione agli avvelenamenti
Alcune piante da giardino sono velenose per i gatti. E se non sono le piante a creare problemi, potrebbe essere il disumano vicino che ha pensato bene di preparare una "polpetta" per il nostro gatto. Vediamo come capire se il nostro gatto ha ingerito del veleno e come comportarci.
 
  • 1 Non è raro che i nostri gatti (soprattutto i più giovani) si caccino in situazioni poco piacevoli. Che siano piante per loro tossiche o il veleno dei topi, ci sono dei sintomi inequivocabili che possono farci capire che il nostro gatto è in pericolo di vita per colpa di un avvelenamento. Vediamo quali sono e come comportarci.
  • 2 Il primo sintomo, quello più visibile, è il continuo vomitare del gatto. Il gatto vomiterà anche se non ha mangiato niente. Questo avviene perché l'organismo tenta di espellere la sostanza tossica. Purtroppo, non basta il vomito per la guarigione del gatto. Se noti questo, non è detto che il tuo gatto sia avvelenato, ma potrebbe essere un campanello d'allarme per verificare altri fattori.
  • 3 Innanzitutto, controlla se il colorito del naso del tuo gatto è il solito. Se diventa troppo bianco, qualcosa non va. La stessa cosa vale per le gengive. Se da rosee diventano biancastre e se, soprattutto, sanguinano, è arrivato il momento di correre dal veterinario. Se, comunque, hai dubbi sullo stato di salute del tuo gatto, non aspettare la comparsa dei sintomi. Prevenire è meglio che curare ed un avvelenamento curato in tempo potrebbe salvargli la vita. 
  • In ogni caso è bene non sottovalutare mai ogni cambio di comportamento del nostro compagno peloso, è bene riferire al veterinario tutto ciò che lo riguarda, perchè la sua vita dipende solo da noi, lui non può difendersi da solo, questo compito spetta a noi che abbiamo scelto di portarlo in casa nostra e di prendercene cura.

    Ecco alcuni consigli del vet che sicuramente saranno davvero utili.

    Management del paziente avvelenato o intossicato

    Marco Bertoli

    Med Vet, Roma

     

    La maggior parte dei tossici/veleni non ha antidoto specifico quindi il management del paziente ha, come priorità, la stabilizzazione dei parametri vitali (ABC). Molti tossici, inoltre, simulano malattie metaboliche quindi è necessario escludere la presenza di queste per una corretta diagnosi e trattamento. La diminuzione dell’assorbimento del tossico, la decontaminazione organica e l’eliminazione dello stesso sono i principi da seguire tenendo sempre ben presente che la priorità resta comunque il supporto delle funzioni vitali ed il controllo delle complicazioni pericolose per la vita (iper-ipotermia, iper-ipoglicemia, squilibri acido-base ed elettrolitici, aritmie cardiache…).

     

    Cosa può fare il proprietario?

     

     Diminuire ulteriormente l’assorbimento della tossina

    1) Lavare il paziente con acqua e sapone proteggendo naso, occhi e bocca del paziente nel caso vi sia stata una contaminazione per via cutanea.

    2) Nel caso di contatto oculare lavare gli occhi con una soluzione salina isotonica ottenibile con due cucchiai da tè di sale da cucina in un litro d’acqua. Considerata l’estrema sensibilità della cornea ad insulti esterni, ritengo questa sia la decontaminazione più utile da far effettuare al proprietario.

    3) Se il tossico è stato inalato il paziente deve essere portato in ambiente ben ventilato

    4) Indurre l’emesi, qualora non sia controindicato e se il proprietario non può raggiungere il veterinario entro 30-60 minuti, con Perossido di idrogeno 3% (2 ml/kg per os) ripetibili dopo 20 minuti, non sempre è efficace. Il sale è estremamente irritante per mucosa faringea, esofagea e gastrica inoltre è possibile un’intossicazione da sale con ipersodiemia e sintomi neurologici conseguenti causati dalla disidratazione delle cellule nervose.

    Controindicazioni all’induzione dell’emesi, sia per il veterinario che per il proprietario, sono alterazione della coscienza, convulsioni, ingestione di caustici, difficoltà respiratoria, ingestione del tossico da più di 2-4 ore (il veterinario ha la possibilità di verificare la presenza di materiale gastrico con una radiografia e giustificare l’induzione dell’emesi anche dopo questo termine). Qualora fossero state ingerite sostanze istolesive (acidi o basi forti o derivati del petrolio) è indicata la somministrazione orale di latte alla dose di 5-30 ml secondo taglia (se le sostanze non sono liposolubili).

    Segue……….

    Il resto dell’articolo è stato opportunamente editato per evitare l’uso incauto del fai da te. Si ricorda che quando un compagno di vita è in pericolo, resta sempre opportuno recarsi dal suo medico curante.

                                                                

                                                                                                 Un miau massaggia il cuore