IL GIOCO DEI GATTI

"I cani ci insegnano ad amare, i gatti a vivere."

(M. Malloy)

E come? Soprattutto giocando!

a cura di Adriana Silvestro

Dopo aver osservato i gatti per tutta la vita, sono giunto alla conclusione che la giocosità è uno dei loro principali stati emotivi. Il gioco stimola le emozioni, eppure non abbiamo nomi per definire i sentimenti che scaturiscono in noi quando giochiamo, forse perché da adulti il gioco ci impegna molto poco. Ma per i bambini, fino all'adolescenza, è la principale occupazione. Lo stesso vale per i gatti." (Jeffrey Moussaieff Masson)

I gatti giocano, e tanto, ed in questa attività dimostrano di possedere una creatività davvero rara. Un gatto può giocare con qualsiasi cosa: una foglia, il tappo di una bottiglia, una pallina di carta, la coda di un cane, una busta della spesa, un filo qualsiasi (attenti a giacche e tute con la coulisse, potreste trovarvi sulla porta di casa con un gattino appeso da qualche parte...) e, ovviamente, l'immancabile pupazzetto a forma di topo.

Il gatto può anche immaginare che il pupazzetto sia una preda vera e ringhiare a chi si avvicina per togliergliela, dopo che lui l'ha "catturata". Può fare proprio come i bambini... "Facciamo che...": "Facciamo che sto giocando ad andare a caccia...".

Anche tra di loro i gatti simulano degli agguati: si appostano, un po' nascosti, aspettano concentratissimi che l'altro passi, gli saltano addosso, lo bloccano... I gatti, quando sono soli, possono di punto in bianco spiccare un salto, cercando di afferrare qualcosa che è in aria, ma che, in realtà, non c'è. Sono unici: giocano anche con giocattoli invisibili (specie autonoma, indipendente, creativa e assolutamente anticonsumistica, non c'è che dire!).

Spesso ho visto i miei gatti inseguirsi e usare il mio cane l'uno come sottopassaggio e l'altro come ostacolo da saltare (per divertirsi ancora di più!) e farlo così velocemente che il cane non ha capito nemmeno cosa gli fosse accaduto e mi ha guardato con i suoi languidi occhioni canini per chiedermelo (pazienti e fiduciosi animali da branco, i cani... Si rivolgono sempre al capo per sapere come stanno le cose e informarsi sul "da farsi", al contrario dei gatti che sembrano sempre saperlo già!).

L'attitudine felina al gioco raggiunge il suo apice all'undicesima settimana di vita. Anche per questo alcuni veterinari consigliano di lasciare i cuccioli insieme alla madre fino alla 12esima settimana. I primi compagni di gioco di un cucciolo sono i suoi fratellini: si afferrano l'un l'altro con le zampe anteriori, scalciano con quelle posteriori, si avvinghiano, si mordicchiano, fanno delle capriole. Se per sbaglio uno morde più fortemente l'altro, il gioco può trasformarsi in una lite seria e, infine, degenerare in una lotta connotata da una notevole aggressività, che spesso spaventa i proprietari. O può terminare con l'urlo del "ferito". Ma la lite finisce in qualche attimo.

I gatti giocano anche da adulti (anche se meno), soprattutto quelli che vivono in casa e che conservano, com'è facile immaginare, una natura più infantile rispetto ai randagi o ai gatti selvatici.

Con gli oggetti, i gatti giocano spesso "a pallone", nel senso che li spingono con le zampe anteriori, li riafferrano, li lanciano in aria (è una sorta di "palleggio") e, talvolta, soprattutto da piccoli, li mordicchiano. Sono molto industriosi: spesso il pallone se lo fabbricano da soli, appallottolando pezzetti di carta.

Improvvisamente, poi, il gioco finisce: per comunicarlo in genere il gatto fa un salto, più spesso di lato, o si rannicchia e guarda altrove, come per dire: "Basta, sono stufo di giocare." A quel punto, è inutile insistere: non giocherà più.

Soprattutto i gattini di una stessa cucciolata, se continuano a vivere insieme in casa, conservano una notevole disponibilità al gioco anche in età adulta. E' stato inoltre dimostrato che i gatti maschi che vengono castrati prima di aver raggiunto la maturità sessuale, non smettono di giocare. Se un gatto non ha altri gatti con cui giocare, gradirà certamente giocare con noi. Si divertirà ad essere inseguito e a nascondersi, ad essere scovato e a scappare di nuovo. Per non parlare di quanto lo diverte tutto ciò che è a forma di corda e oscilla in aria o striscia velocemente per terra (una delle grandi passioni feline sono i rotoli di carta igienica, cioè distruggerli... Attenzione!)...Un gatto solo, poi, a parte i suoi amici immaginari, può anche divertirsi a giocare con le ombre e a guardare la tv.

Se li osserviamo, può sorprenderci la rapidità con cui i gatti passano dal gioco ad una seria lite e da questa, in pochi istanti, di nuovo alla pace.

Come afferma Jeffrey Moussaieff Masson nel suo libro "La vita emotiva dei gatti" (da cui è tratta la citazione iniziale): "I gatti vivono nel presente". Questa particolarità dei gatti è un dato fondamentale da tenere a mente, se si vuole comprendere la natura felina e rimanerne sempre più incantati. E, forse, anche provare ad apprendere qualcosa da loro...quasi, una "filosofia di vita".

Concludiamo con alcune osservazioni di Masson sui benefici del gioco e sulla magia del momento presente in cui vivono costantemente immerse le sue "rane ubriache"...(e le nostre...):

"Perché troviamo particolarmente gradevole che un gatto cresciuto giochi come un cucciolo? Forse per la stessa ragione per cui apprezziamo la compagnia di un essere umano adulto che gioca come un bambino. Il gioco è un indicatore di felicità. (...) Il gioco stimola il rilascio di endorfine negli esseri umani come nei gatti, e ne abbiamo bisogno tutti. Il neuropsichiatra Jaak Panksepp ci ricorda che il gioco ed il riso sono come fertilizzanti per il cervello. (...) Non mi stanco mai di osservare i miei gatti, anche se lo faccio ogni giorno. Perché mi piace tanto?... In parte perché sono uno spettacolo in spiaggia: quattro macchie di colori brillanti che si rotolano nella sabbia, balzano in aria e saltano in giro come rane ubriache! (...) Dai miei gatti sto imparando che il momento in cui si vive è sufficiente. Non esistono ieri e domani, solo la magia di oggi, di questo singolo istante. Nessun rimorso, nessun pentimento, nessuna brama: solo il gioco del presente"