La lesmaniosi felina

        INTRODUZIONE

La  Leishmaniosi  è  una  malattia  protozoaria  che  rappresenta  attualmente  una  tematica  di notevole  interesse,  sia  in  riferimento  alle problematiche  di sanità  animale,  sia  in  relazione  al carattere  zoonosico  dell’infezione.

Il  primo  a  sospettare  i  flebotomi  come  agenti  vettori  del  parassita  fu  Pressat  nel  1905;  il primo  caso  di  Leishmaniosi  felina  è  stato  descritto  nel  1912  in  Algeria.

EZIOLOGIA

L’agente   causale   della   Leishmaniosi  è  rappresentato  da  un  protozoo  appartenente  al  genere   Leishmania.  Questo  protozoo  è  ospite  endocellulare  obbligato  del  sistema  reticolo  istiocitario  del cane  e  di  altri  mammiferi,  tra  cui  gatti,  volpi,  cavalli,  ratti  e  uomo,  con  un  ciclo vitale  che coinvolge  due  ospiti,  uno  vertebrato,  che  svolge  il  ruolo  di  serbatoio  della  malattia,  e  l’altro, vettore  ciclico,  rappresentato  da  femmine  ematofaghe  di  ditteri  appartenente al genere Phlebotomus  o  Lutzomyia,  che  ha  il ruolo  di  vettore  biologico  attivo.

Nelle  forme antroponotiche, non presenti in Italia, l’ ospite   serbatoio è l’uomo, per cui l’insetto trasmette  il  parassita  da  un  uomo  all’altro;  nelle forme zoonotiche, invece, il serbatoio naturale è un  animale  da   cui  il flebotomo assume il parassita per trasmetterlo poi ad altri animali o  all’uomo. L’unica  specie  di  Leishmania  presente  in  Italia è  Leishmania  infantum  (conosciuta anche come L. chagasi in Sud America),  responsabile  sia  della  forma  viscerale  zoonotica  (LVZ) che di quella cutanea  (LC).  In questo  caso  il serbatoio naturale più importane del parassita è il  cane  domestico: il flebotomo punge un cane infetto ed assume il parassita che  trasmette in seguito ad altri cani, infettandoli.  Va  specificato  comunque  che  i  flebotomi,  oltre  al cane,  effettuano  il pasto  di  sangue  pungendo,  e  quindi  infettando,  anche  altri  animali,  uomo compreso. I serbatoi  possono pertanto  essere  rappresentati  anche  da mammiferi  selvatici  o  domestici, principalmente volpi e  gatti, che, a differenza del cane, che solitamente sviluppa una malattia  generalizzata  e  fatale (Dedet. 2002),  sono  caratterizzati  da un maggiore  resistenza alla leishmaniosi, presentando forme di infezione  di gravità  moderata,  o  anche  del  tutto asintomatiche, che possono persistere per moltianni  contribuendo  alla  diffusione  della  leishmaniosi  stessa.

 

La leishmaniosi felina è una manifestazione clinica relativamente rara. La prima segnalazione risale al 1912, quando Sergent et al.(1912) trovarono il primo gatto infetto; da allora più di quaranta casi sono riportati nella letteratura scientifica mondiale, ma soltanto recentemente si è sviluppato un maggior interesse nei confronti di questa patologia nel gatto. Soprattutto nelle prime segnalazioni la specie di leishmania in causa non era stata identificata ed erano spesso state assegnate eziologie arbitrarie sulla base di quello che si riteneva essere l’agente eziologico presente in una certa area geografica (Mancianti, 2004). E’ a partire dagli anni ottanta che sono stati descritti i primi casi in cui spesso è stata eseguita la tipizzazione dell’agente eziologico. Craig et al.(1986) e Barnes e coll. (1993) nel Texas, descrissero rispettivamente un gatto con lesioni a livello del padiglione auricolare ed un caso di leishmaniosi cutanea diffusa recidivante, in un gatto con localizzazioni al muso. In entrambi i casi l’agente eziologico risultò essere L. mexicana. In seguito Passos et al. (1996) identificarono Leishmania (Viannia) braziliensis responsabile di una forma cutanea in un gatto in Brasile. In Europa la prima segnalazione di leishmaniosi felina con tipizzazione dell’agente eziologico è di Ozon et al. (1998) che osservarono un animale affetto da forma disseminata, sostenuta da L. infantum MON-1.

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